Possibili soluzioni alla malocclusione

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Hai mai sentito parlare dei problemi di cattiva occlusione dentale e dei disturbi ad esso connessi?

Il sistema stomatognatico entra in gioco in diverse e importanti funzioni: masticazione, fonazione, respirazione, equilibrio posturale e deambulazione.

Per tale ragione è fondamentale un approccio “globale” alle problematiche della bocca, proprio per queste ragioni, sempre più spesso, nascono collaborazioni necessarie tra osteopati e un numero sempre maggiore di odontoiatri.

Nell’articolo scopriremo insieme le cause delle malocclusioni, e come queste due figure professionali, osteopata e odontoiatra, possono collaborare.

Cos’è la malocclusione dentale?

La malocclusione dentale è un anomalo rapporto tra i denti dell’arcata superiore e quelli dell’arcata inferiore, determinando una posizione scorretta della mandibola.

Perché una cattiva occlusione dentale condiziona l’assetto posturale? Il motivo è molto semplice: nel momento in cui la mandibola è costretta ad assumere una posizione scorretta, i muscoli che la sostengono manifestano una tensione che si estende anche ad altri gruppi muscolari, attraverso le catene muscolari e fasciali che percorrono tutto il corpo dalla testa ai piedi.

Pertanto, tutto il corpo andrà alla ricerca di un nuovo equilibrio di “compensazione”. Questo, causerà una modifica della postura creando problemi alla colonna vertebrale e alla testa (torcicollo, mal di testa, mal di schiena, etc.). Tutto ciò accade perché la relazione tra corpo e mandibola è bidirezionale, e va valutata nella sua interezza e reciprocità.

Cause e trattamento della malocclusione

La causa principale è rappresentata da fattori genetici, ma a questi si aggiungono parafunzioni, come deglutizione atipica e respirazione orale, o “vizi” nei bambini come il ciuccio dopo i tre anni o succhiarsi il dito. Un’altra causa molto ricorrente è la perdita dei denti negli adulti o la perdita precoce nei bambini durante la dentizione da latte.

Il trattamento delle malocclusioni è di pertinenza odontoiatrica, viene effettuato attraverso dei dispositivi chiamati in gergo apparecchi ortodontici. Quest’ultimi possono essere di vario genere, fissi o mobili, e vengono scelti in base all’anomalia dento-mascellare, ma soprattutto in base al periodo in cui si decide di cominciare.

Abbiamo due periodi in cui poter iniziare:

1° – Fase intercettiva: comincia solitamente a 6 anni fino alla muta dei denti. In alcune anomalie questa fase è fondamentale, perché ha come funzione quella di guidare non solo la crescita dentale, ma soprattutto quella scheletrica rendendo il risultato finale molto più performante a livello estetico e funzionale, evitando in alcuni casi in futuro interventi chirurgici invasivi per dare una fisionomia accettabile.

2° – Trattamento ortodontico: tratta la dentatura definitiva e solitamente vengono usati dispositivi fissi. Negli ultimi tempi hanno preso campo gli allineatori invisibili, mascherine invisibili rimovibili.

Durante il periodo di trattamento, il paziente, specialmente quello adulto, va incontro a dei fastidi articolari e muscolari che riguardano la bocca causati dai continui cambiamenti occlusali. In questa fase la figura dell’osteopata diventa fondamentale, in quanto, grazie alle sue manovre, riesce ad alleviare questi fastidi e riesce a riabilitare il paziente alla nuova occlusione.

Osteopatia e apparecchi ortodontici

L’odontoiatra utilizza gli apparecchi a scopo funzionale ed estetico affinché i denti si riallineano nel modo desiderato.

Modificando la bocca, modificheremo la postura della persona che, se non riesce ad adattarsi, potrebbe soffrire di mal di testa, dolori diffusi alla colonna vertebrale, la comparsa o peggioramento della scoliosi, ipercifosi, etc. Per tale ragione risulta fondamentale la collaborazione tra il dentista, l’ortodontista e l’osteopata.

Soprattutto nei giovani pazienti, diviene imprescindibile seguirlo durante tutto il trattamento ortodontico per massimizzare i risultati. Minimizzando i compensi posturali infatti, il sistema corporeo potrà adattarsi più facilmente allo stress che impone l’apparecchio. Inoltre, rivedere il bambino, al momento della rimozione dell’apparecchio, sarà di rilevante importanza, affinché si possa riarmonizzare il sistema craniale e posturale.

 

Ringrazio il prezioso contribuito del dott. Pietro Saguto odontoiatra, per la stesura di questo articolo.

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