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Bambini: plantare si, plantare no?

I bambini piccoli hanno i piedi piatti.

È naturale che sia così e fino ai tre anni non c’è davvero ragione di preoccuparsi. Nel corso della fase di accrescimento il vostro piccolo, mentre sta imparando a camminare, ha bisogno di una base di appoggio più ampia, pertanto in questa fase il piede piatto offre un vantaggio e non è da considerare patologico.

La conformazione plantare è destinata a cambiare nel corso dello sviluppo fisiologico, fino a raggiungere la sua forma definitiva attorno ai 10-12 anni. A partire da quell’età, è possibile stabilire se il bambino avrà il piede piatto anche una volta giunto a fine crescita, e se ci sarà quindi bisogno di ricorrere alla terapia chirurgica.

Quando è necessaria una visita specialistica per il piede piatto nei bambini?

È importante, per i piccoli pazienti, effettuare una prima visita posturale di controllo intorno ai 6 anni di età per accertarsi che il bambino appoggi correttamente i piedi durante la deambulazione e verificare che non vi sia la presenza di una vera e propria patologia.

Il mio consiglio fino ai 5\6 anni è quello di risolvere il problema nel modo più naturale possibile, facendo camminare il più possibile scalzo il bambino a casa e se possibile sulla sabbia o sulla terra. Inoltre come esercizi veri e propri cercate di far camminare il bambino in modo alterno sulle punte e sui talloni, fategli afferrare con le dita dei piedini oggetti tipo palline, penne, matite o pezzi di stoffa.

La ginnastica plantare è ideale sin da bambini, stimola il piede ed è composta da esercizi che favoriscono la corretta maturazione della volta plantare e il suo assetto ideale nel terreno, equilibrando l’intera struttura corporea.

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I plantari, invece, possono essere utilizzati per curare il piede piatto?

Nella grande maggioranza dei pazienti, con l’eccezione di alcuni casi molto specifici, ritengo che i plantari e le scarpe ortopediche non hanno alcuna finalità correttiva. Nella grande maggioranza dei pazienti sono adatti solamente ad alleviare i sintomi della condizione patologica. Per questo motivo, il loro utilizzo dovrebbe essere limitato a questo scopo.

Il plantare ha un’azione di sostegno: finché lo indosso la volta del piede viene sostenuta e ne ho un beneficio, il tendine tibiale posteriore deve lavorare meno e smette di far male. Tolto il plantare la volta mediale si ritrova senza sostegno e torna a cedere [pronare] verso l’interno, il tendine tibiale posteriore si ritrova a dover faticare per contrastare tale pronazione e riprende a far male.

Prima di intraprendere la strada dei plantari, consiglio di fare al bambino un esame baropodometrico e stabilometrico computerizzato. Presso il mio studio è attivo un pacchetto che prevede una valutazione posturale osteopatica computerizzata più un percorso di ginnastica posturale plantare (centro autorizzato ginnastica posturale metodo scientifico). Per scoprirne di più contattami per la prima valutazione gratuita.

Dottor Domenico Augello – info@osteopatiaaugellodomenico.it – 320 0663924

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